Luigi Vescovi

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  Ci pensi solo quando ti fermi per prendere fiato. Guardi indietro – presidente: che onore, e che impegno! – e rivedi il passato; ricordi giorni di lavoro e coinvolgimento profondi ma leggeri, nottate passate a riordinare i dati del concorso voluto importante – sequenza infinita di numeri e nomi rigorosamente in cartaceo, sfidando i mugugni dei familiari e il sonno, che ti vuole suo ad ogni costo. Ci pensi e ti riconosci, senza capelli bianchi, organizzare i set allestiti nella palestra delle scuole medie. Luce continua, flash, luce diretta e riflessa, pannelli, fondali e tutto ciò che serve per capire nella pratica come funziona quella passione che ti avvolge e coinvolge da tanto tempo immutata, anzi accresciuta. Ci pensi e rivedi il gruppo visitare le mostre dei più grandi fotografi contemporanei, sostare davanti alle fotografie per farsi meraviglia di quegli scatti impensabili per occhi comuni, controllando a malapena l’istinto di buttare via tutto. E ancora riaffiora il ricordo di quel festoso tran tran del mattino negli alberghi delle capitali o in casette tra i boschi che fossero, quando tutti – amici come non altrove – ci si preparava alla giornata di caccia alle immagini che volevamo caparbiamente realizzare. Ci pensi oggi, che la calma dell’età ti dovrebbe rendere – e spesso lo fa – un po’ cinico e rassegnato, e ti chiedi come mai dopo tanto tempo stai ancora qui a discutere, guardare, cercar di capire, respirare aria di fotografia: forse perché, come per una romantica idea, le sei sempre innamorato e fedele. Questo, cari miei, questo è l’antidoto contro una vita vinta, qualunque sia la romantica idea – compresa quella che ancora aleggia tra le benedette persone che incontri nelle mille sere trascorse al Circolo in questi trent’anni.